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Il presidente del Decr ha celebrato la liturgia nella chiesa dei Tre Santi Padri del Seminario San Vladimir a New York

Il 13 novembre 2021, nel giorno di commemorazione di san Giovanni Crisostomo (secondo il calendario neogiuliano), sulla benedizione del Primate della Chiesa ortodossa in America Sua Beatitudine il Metropolita Tikhon, il presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne (Decr) metropolita Hilarion di Volokolamsk ha celebrato la Divina liturgia nella chiesa dei Tre Santi Padri del Seminario teologico San Vladimir. Con il metropolita hanno concelebrato il presidente del Seminario arciprete Chad Hatfield, i professori e studenti ordinati, i chierici della cattedrale patriarcale di San Nicola a New York.

Alla liturgia hanno pregato gli insegnanti, collaboratori e stiudenti del Seminario ed anche i partecipanti al Convegno scientifico-teologico “Studiate la Scrittura” appena finito, che era dedicato alla pubblicazione in inglese dei 4 di 6 volumi della monografia del metropolita Hilarion “Gesù Cristo. Vita e dottrina”.

Dopo la lettura evangelica il metropolita Hilarion si è rivolto ai presenti con un’omelia. Il Metropolita ha detto, fra l’altro:

“Ieri abbiamo finito il convegno dedicato allo studio della Sacra Scrittura e oggi celebriamo la commemorazione di uno dei più grandi suoi interpreti – san Giovanni Crisostomo. Lo glorifichiamo in preghiera nella chiesa consacrata in onore suo e dei due altri grandi vescovi – san Basilio Magno e san Gregorio il Teologo, degnamente chiamati dalla Chiesa “maestri dell’universo”.

Nella lettura evangelica di oggi abbiamo ascoltato le parole del Signore Gesù Cristo: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo” (Gv. 10, 9). La lettura proprio di questo frammento evangelico è giustamente scelta dal regolamento ecclesiastico per illustrare la vita e l’azione di uno dei più grandi maestri della Chiesa, il quale nelle sue omelie e opere attirava l’attenzione dei contemporanei alla persona del Dio-Uomo. Egli voleva che i suoi contemporanei fossero la generazione di Gesù Cristo.

Questa espressione – “la generazione di Gesù” – non appartiene a Giovanni Crisostomo. Per la prima volta fu adoperata da Billy Graham durante un’omelia davanti a migliaia di persone a Chicago. Il musical "Godspell", basato sulle parabole evangeliche, era allora molto popolare e andava in scena in tutti i teatri degli Stati Uniti. Un anno prima per la prima volta uscì l’opera rock “Jesus Christ Superstar”, che presto acquistò la popolarità. Billy Graham esclamò con espressività sua naturale: “È interessante che nel 1971 i libri, gli spettacoli, le opere e i film sono su Gesù – la nostra generazione non può evitare Gesù. E quando la Società biblica americana ha pubblicato la traduzione del Nuovo Testamento chiamata “la Buona notizia per l’uomo contemporaneo”, tutta la tiratura di 25 milioni di dollari è stata svenduta subito. Non possiamo evitare Gesù! Non ho mai sentito di un’opera o una pièce su Budda, Muhammed o Gandhi. Ma la nostra generazione si è concentrata su Gesù. I giovani parlano di Gesù. Oggi ne parlano nel campus universitario, nei licei, dappertutto. I giovani discutono di Gesù e chiedono: Chi è?”

Gesù stesso ha chiaramente risposto a questa domanda. “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo”, ha detto Lui. È interessante che Egli non indica una dottrina o un commandamento come via della salvezza. Egli indica Sè stesso, la Sua persona. Egli dice: “Io sono la via, la verità e la vita”. Non dice: “la Mia dottrina”, ma “Io”.

Proprio per questo la prima generazione dei discepoli di Gesù si chiamò secondo il nome del suo Divino Maestro – i cristiani. E non per caso i predicatori dei nostri tempi vogliono che siamo la generazione di Gesù e non semplicemente seguaci di una dottrina particolare. Siamo chiamati a vivere con Gesù, a metterLo nel cuore della nostra vita spirituale. Non solamente conoscerLo, studiando la Scrittura, ma comunicare con Lui nel Sacramento di Eucaristia, ricevere il Suo Corpo e il Suo Sangue, recitare la preghiera di Gesù e obbedire ai Suoi commandamenti.

Sono passati 50 anni da quando Billy Graham pronunciò il suo famoso discorso a Chicago. Fin d’allora sono cresciute due generazioni. Però possiamo dire che non siano le generazioni di Gesù? Si può affermare che l’interesse verso la Sua persona e la Sua dottrina da allora si sia indebolito o diminuito?

Appartengo alla generazione che non era la generazione di Gesù. Negli anni 60 e 70 nell’Unione Sovietica pochi conoscevano Gesù cristono e parlavano di Lui. Il Suo nome veniva menzionato solo nella letteratura speciale sull’“ateismo scientifico”. I credenti di diverse comunità ecclesiali vivevano una vita riservata, il tema religioso praticamente non era presente nello spazio pubblico, il nome di Gesù non veniva menzionato nei giornali, sulla televisione, nei manuali di storia. Conoscevano la Bibbia e il Vangelo dalla letteratura atea, e Cristo – dal romanzo di Bulgakov “Maestro e Margherita”.

Ma i tempi sono cambiati, e alla fine degli anni 80 – gli inizi degli anni 90 la generazione che non era la generazione di Gesù, lo è diventata. Milioni di persone hanno letto il Vangelo, scoperto Gesù come Cristo, Dio e Salvatore, sono venuti in Chiesa, si sono fatti battezzare. Ormai da due mille anni sulla Terra suona la chiamata: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo”. Milioni di persone sono già entrati e continuano ad entrare attraverso questa porta.

Il cristianesimo è cominciato da ciò che, dal punto di vista umano, si può chiamare un fallimento completo. La morte tragica di Gesù, come sembrava allora a tanti, cancellò tutte le speranze per il successo del movimento cominciato da Lui. Eppure, proprio esso è diventato il progetto missionario più riuscito in tutta la storia dell’umanità. Lungo due mila anni contunua la crescita costante del numero dei cristiani, anche se oggi il cristianesimo scontra con la concorrenza di altri progetti missionari di ampio respiro.

In Occidente molti chiamano la nostra epoca “postcristiana”. Parlano del declino della civiltà cristiana, del decremento del numero dei cristiani, della caduta del numero delle vocazioni sacerdotali e monastiche, della chiusure delle chiese e dei monasteri.

Per capire che non viviamo affatto in un’epoca postcristiana, basterebbe visitare uno dei paesi ortodossi, nei quali continua la rinascita della vita religiosa su larga scala, cominciata più di un quarto di secolo fà. Solo nella Chiesa ortodossa russa in 30 anni sono state costruite o restaurate più di 30 mila chiese: vuol dire che venivano aperte mille chiese all’anno, oppure tre chiese al giorno. Sono stati aperti o riaperti più di 900 monasteri popolati da monaci e monache, per lo più giovani. Sono stati creati o ripristinati dopo l'intervallo di 70 anni più di 50 seminari e scuole teologici; sono nati le università e gli istituti; alle università laiche sono state aperte le facoltà e cattedre di teologia.

Lo scoppio della vita religiosa nell’ex-impero ateo, per molti inaspettato e senza precedenti per la grandezza, è inspiegabile dai soli fattori naturali o sociologici. Ha scoperto quella carica potente dell’energia spirituale che il cristianesimo porta in sé e che ha la natura soprannaturale. Questa carica proviene non dalla dottrina morale o sociale cristiana, né dalla liturgia o dalla scienza teologica. La sua sorgente è unicamente la persona di Gesù Cristo, che continua ad agire nello spazio e nel tempo di storia, in cui irrupe all’improvviso due mille anni fà.

Come una molla in grado di contrarsi e decomprimersi, il cristianesimo storico in epoche e luoghi diversi ha vissuto a volte i periodi di persecuzione, a volte i periodi di prosperità esterna, trasformandosi rispettivamente in “piccolo gregge” (Lc. 12, 32) – una piccola comunità di perseguitati ed emarginati, oppure nell’esercito multimilionario di “buoni soldati di Cristo Gesù” (2 Tim. 2, 3). Ma il successo esterno non debba mai portare al trionfalismo, come anche la mancanza di successo non debba causare tristezza e disperazione.

Cominciato con un fallimento completo, il cristianesimo nella persona del suo Divino Fondatore alla fine ha ottenuto una schiacciante vittoria sul male e sulla menzogna di “questo secolo”, senza analoghi nella storia. Ha costretto milioni di persone a riconsiderare le loro idee su Dio, sul mondo e su se stessi. Con il Suo intervento nella storia Dio ha cambiato una volta per sempre il suo movimento. Anche se la vittoria di Lui non è riconosciuta e compresa da tutti e ovunque, anche se molti non la notano, - come due mila anni fà molti non notarono che Dio venne nel mondo, - essa ha un valore assoluto e intramontabile.

La forza del cristianesimo proviene dal fatto che Cristo, una volta venuto sulla terra, non l’ha lasciata: con il corpo è asceso al cielo dal Padre, ma con lo spirito è rimasto con i Suoi discepoli sulla terra. La Chiesa fondata da Lui continua ad essere il luogo della Sua presenza vivente, e milioni di persone se ne sono persuasi grazie all’esperienza personale.

L’epoca postcristiana verrà solo dopo la seconda venuta di Gesù Cristo. Finché dura la storia dell’umanità sulla terra, Cristo continuerà ad agire in questa storia. Il Suo volto divino attirerà sempre gli uomini, loro entreranno attraverso questa porta, diventando niente altro che le generazioni di Gesù”.

Finita la liturgia, il metropolita Hilarion è stato cordialmente salutato dal presidente del Seminario san Vladimir arciprete Chad Hatfield. A nome dei professori e studenti del suo seminario, egli ha ringraziato molto l’ospite dalla Chiesa ortodossa russa per una comunicazione interessante e fruttifera durante il Convegno “Studiate la Scrittura”, che è stata conclusa con una preghiera comune nel giorno di commemorazione di san Giovanni Crisostomo.

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