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Metropolita Hilarion: la Chiesa chiama a conservare il ricordo di tutte le vittime innocenti delle rappresaglie

Nel calendario della Chiesa ortodossa russa è stata introdotta una nuova data commemorativa – il giorno della commemorazione particolare dei cristiani ortodossi “senza alcuna colpa uccisi o incarcerati dai nemici di Dio” nei tempi sovietici. Gli uffici funebri in memoria loro fin d’ora saranno celebrati in tutte le chiese russe il 30 ottobre, quando nel paese al livello ufficiale viene osservato il Giorno della commemorazione delle vittime delle rappresaglie politiche. Questa decisione è stata presa alla riunione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa il 23-24 settembre. Perché occorre conservare il ricordo di coloro che nel XX secolo sono doventati vittime delle rappresaglie di massa, ne ha parlato il presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne (Decr) del Patriarcato di Mosca metropolita Hilarion di Volokolamsk nella trasmissione diretta della stazione radio Sputnik.

– Eminenza, in che cosa consiste la particolarità di questa nuova data commemorativa – il giorno della commemorazione speciale dei cristiani ortodossi senza alcuna colpa uccisi dai nemici di Dio o incarcerati nei tempi sovietici? Forse prima la Chiesa non commemorava le vittime degli anni delle repressioni, in particolare, nei tempi sovietici?

–        Certo, la Chiesa commemorava le vittime delle rappresaglie politiche anche prima. Esiste il giono – la prima domenica dopo il 25 gennaio secondo il vecchio calendario, - quando vengono commemorati tutti i nuovi martiri e confessori della Chiesa russa. Questa commemorazione viene celebrata secondo le decisioni del Concilio locale della Chiesa ortodossa russa degli anni 1917-1918. Assieme ai nuovi martiri e confessori, ricordiamo anche tutte le vittime innocenti.

Siccome adesso nella Federazione Russa al livello statale esiste il giorno della commemorazione delle vittime delle repressioni, il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa, prendendo in considerazione la relazione del metropolita Pavel di Krutitsy e Kolomna, presidente del Consiglio ecclesiastico e pubblico presso il Patriarca per immortalare il ricordo dei nuovi martiri e confessori, ha preso la decisione di stabilire ancora un giorno annuale per celebrare gli uffici funebri in memoria degli innocenti uccisi dai nemici di Dio o incarcerati. Cioè si tratta non solo dei venerati come nuovi martiri e confessori, ma di tutte le vittime innocenti. In altre parole, si tratta di milioni di persone.

Il Sinodo ha deciso che questo giorno nella cattedrale patriarcale di Cristo Salvatore si celebrino la Divina liturgia e l’ufficio funebre pontificali, in tutte le diocesi gli uffici funebri e nella chiesa al poligono di Butovo, che è uno dei centri principali del ricordo dei nuovi martiri, confessori e di tutte le vittime innocenti, questo giorno pure si celebrino la Divina liturgia e l’ufficio funebre. Gli uffici funebri devono essere celebrati anche nelle Accademie e nei seminari teologici con la partecipazione degli studenti, nelle parrocchie e nei monasteri.

- È importante commemorare le vittime di altre epoche? Oppure la Chiesa lo fa comunque?

– La Chiesa commemora tutte le vittime innocenti e tutti i morti in generale. Ma quando parliamo della commemorazione delle vittime delle rappresaglie, si tratta di una categoria concreta e ben numerosa dei nostri cittadini che hanno sofferto. Queste repressioni spesso vengono taciute e il numero delle vittime viene notevolmente sminuito. In genere, se chiediamo ai giovani se sanno qualcosa delle repressioni, pochi sapranno dire cosa succedeva da noi negli anni 20, 30, 40 e 50. E le repressioni continuarono dalla rivoluzione del 1917 fino alla morte di Stalin.

– Dal punto di vista cristiano, quanto è importante la giustizia, cioè una punizione o una condanna dei colpevoli di queste repressioni? Oppure la cosa più importante è perdono e riconciliazione?

– I concetti di “perdono” e di “riconciliazione” non significano affatto l’oblio o l’accordo con le bugie o che non dobbiamo chiamare ogni cosa con il proprio nome. Quando nel 2000 la Chiesa ha canonizzato i nuovi martiri e confessori, ha chiamato sia i perseguitati che i persecutori con i loro nomi. Canonizzando in una sola volta un gran numero di persone conosciute per nome, abbiamo detto che molti rimangono e probabilmente rimarranno sconosciuti perché nessuno oggi conosce la cifra esatta delle vittime. Perciò abbiamo deciso di canonizzare tutti, sia quelli i cui nomi conosciamo, che quelli sconosciuti che solo Dio conosce e che hanno sofferto come martiri e confessori, fino alla fine rimanendo fedeli a Cristo.

Negli anni 90 è stato fatto un lavoro enorme (continuato negli anni 2000) di raccolta dei materiali per la canonizzazione dei nuovi martiri. Perché è importante capire che non tutte le vittime delle rappresaglie sono martiri o confessori. Ci sono stati coloro che rinnegarono la fede, durante gli interrogatori facevano i nomi di altre persone. Perciò era necessario studiare bene i documenti d’inchiesta. E a volte veniva scoperto che il caso investigativo di una persona non ha rivelato alcun vizio morale o che, per esempio, abbia riferito ad altre persone, ma in seguito questo diventava chiaro dai casi investigativi di queste persone.

Quasi due mila persone sono state canonizzate per nome, e quelli i cui nomi sono sconosciuti agli uomini, ma conosciuti da Dio come martiri e confessori, li veneriamo pure come tali.

Quanto alla commemorazione speciale dei cristiani ortodossi “senza alcuna colpa uccisi dai nemici di Dio o incarcerati” nei tempi sovietici stabilita adesso, è concepita come commemorazione funebre delle persone non canonizzate, ma vittime delle repressioni. Nella Chiesa preghiamo ai santi, ma se si tratta dei non canonizzati, preghiamo per la pace delle loro anime. E oggi è il giorno del ricordo di preghiera per tutte le vittime innocenti.

 – Sono passati quasi 70 anni dalla morte di Stalin, ma il suo nome finora suscita molte discussioni. E la Chiesa ortodossa russa ha una posizione univoca riguardo alla persona di Iosif Stalin?

–        Esiste, certamente, la posizione ufficiale della Chiesa, formulata dal Concilio dei vescovi nel 2000, quando sono stati chiamati i perseguitati e i loro persecutori con i loro nomi. Penso che dobbiamo rimanere aquesta posizione. Ma, purtroppo, i nostri uomini spesso sono più inclini a credere nei miti invece delle cifre e dei fatti.

Si diffondono diversi miti, anche nell’ambiente ecclesiastico, secondo cui Stalin si sia pentito, era un criptocristiano, visitò la beata Matrona, aveva una cappella a casa dove pregava ogni giorno.

Però esistono i fatti e questi fatti sono conosciuti. Sono stati pubblicati. Ma esiste anche la mitologia di diverso tipo. Dicono, per esempio, che Stalin non sapeva delle repressioni contro la Chiesa e le facevano altri a suo nome. E molti continuano a crederci. Perciò attorno alla persona di Stalin ci sono così tanti miti. È stato eroizzato, particolarmente a causa della vittoria nella Grande guerra patriottica. Non possiamo sminuire l’importanza di questa vittoria, ma non possiamo neppure ignorare le rappresaglie mostruose effettuate per il diretto ordine di quest’uomo.

Posso fare un esempio. Si tratta delle repressioni degli anni 1937-38. Nel 1937 fu emmesso l’ordine speciale del NKVD № 00447 “Sull’operazione di repressione contro gli ex-contadini ricchi (i kulak), i criminali e gli altri elementi antisovietici”. Fra “gli altri elementi antisovietici” ci furono menzionati “gli ecclesiastici”. E chi sono “gli ecclesiastici”? Prima di tutto, sono i chierici, prevalentemente ortodossi, ma non solo.

A ciascuna direzione regionale del NKVD veniva prescritto un numero preciso di persone da reprimere. Furono stabilite le quote per le repressioni, ma esse definivano non un numero di condannati da non superare, ma al contrario, un numero da raggiungere. Le quote furono stabilite a Mosca, nella provincia di Mosca e in altre regioni.

Il piano prescriveva ad arrestare circa 250 mila persone, ma alla fine gli organi punitivi superarono di gran lunga le prime quote per le repressioni. Ci sono le cifre concrete: solo dall’agosto al novembre del 1937 furono condannati 31 359 “ecclesiastici e settanti”, fra cui 166 metropoliti e vescovi, 9 116 sacerdoti, 2 137 monaci, quasi 20 mila degli “attivisti dei kulak ecclesiastico-settanti”. Di questo numero ne furono condannati al rastrellamento più di 13 mila, di cui 81 vescovi, 4629 sacerdoti e così via.

Queste cifre sono nei documenti del NKVD. La questione: lo sapeva Stalin o meno? Ezhov rapportò a Stalin: “Come risultato delle nostre operazioni è stato praticamente liquidato tutto l’episcopato della Chiesa ortodossa, cosa che ha indebolito e desorganizzato la Chiesa considerevolmente”. Questo rapporto non arrivò forse a Stalin? Però egli stesso scrisse le risoluzioni. “Dovremmo reprimere i signori ecclesiastici”, scrisse Stalin a Ezhov. Perciò è assolutamente chiaro che Stalin era al corrente delle cose e sapeva ciò che succedeva, sapeva anche le quote, poiché le confermava personalmente. Perciò la responsabilità di Stalin per le repressioni è assolutamente ovvia. Forse non è ovvia solo per coloro che vogliono credere nei miti e non alle cifre e ai fatti.

– Eminenza, come la Chiesa considera le persone che si chiamano cristiani ortodossi e allo stesso tempo professano gli ideali communisti? La Chiesa pensa che siano le due cose incompatibili oppure accetta una tale combinazione?

–        Nella Chiesa ci deve essere un posto per le persone di vari orientamenti e pensieri politici. Sarebbe sbagliato, se fossimo associati con un programma politico concreto o dicessimo che questa o quella ideologia non permettesse alle persone di essere nella Chiesa.

Fra i membri odierni del Partito communista ci sono le persone che frequentano la chiesa, partecipano alla liturgia. Non c’è niente di male. Al contrario, lo approviamo in ogni modo. Ogni anno da noi si svolge il Concilio mondiale del popolo russo presieduto da Sua Santità il Patriarca Kirill. Al Concilio intervengono i membri di tutte le frazioni politiche della Duma Statale. Non sono esclusivamente i rappresentanti della “Russia unita”, ma anche i communisti, i democrati liberali e altri partiti, cioè ciascuno ha la possibilità di intervenire.

All’ingresso nella chiesa nessuno chiede se uno è communista o senza partito, riconosce le repressioni di Stalin o meno? Certo, bisogna fare il lavoro di educazione affinché le persone sappiano cosa succedeva nel nostro paese in realtà. Penso che la decisione del Sinodo presa a settembre sia stata fatta proprio perché il ricordo delle vittime innocenti si conservasse nella nostra Chiesa.

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