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Come il Patriarca Gregorio IV d’Antiochia ha messo le fondamenta dell’amicizia russo-siriana

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Lora Gerd, dottore di scienze storiche, ricercatore principale del Dipartimento della storia universale dell’Istituto di storia dell’Accademia di scienze russa a San Pietroburgo, docente della Cattedra di scienze bibliche della Facoltà di filologia dell’Università Statale di San Pietroburgo, lettore dell’Accademia teologica di San Pietroburgo

Antiochia, una città dell’Impero romano una volta fiorente, è famosa come luogo, dove, secondo gli Atti degli apostoli, i cristiani per la prima volta ebbero i loro nome (11:26). Lì, tre secoli dopo, san Giovanni Crisostomo pronunciò i suoi sermoni infuocati. Dopo la conquista araba nel VII secolo la città cade gradualmente in declino e lascia il posto a Damasco. Vi è stata trasferita la cattedra patriarcale. La lingua araba ha gradualmente sostituito il greco ed è diventata la lingua liturgica ufficiale. Nel XVII secolo il Patriarca Macario d’Antiochia visitò due volte Mosca. Dal XVIII secolo la sede patriarcale e la maggior parte delle cattedre episcopali vengono occupate dai greci. Allo stesso tempo in Siria si rafforza la propaganda cattolica. I missionari francesi riuscirono a convertire nell’unione un grande numero degli arabi ortodossi; in alcune città, per esempio ad Aleppo, loro costituivano la maggioranza assoluta della popolazione cristiana. I vescovi greci si preoccupavano poco dell’educazione dei fedeli arabi, i quali, nella maggioranza, rimanevano in povertà ed ignoranza.

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L’archimandrita Porfirij (Uspenskij) trovò questo stato di cose, quando visitò la Siria alla fine del 1843. Su ordine del governo russo, egli viaggiò nel paese, vide e descrisse i monasteri e chiese principali, studiò la storia e la situazione della Chiesa. Il suo viaggio diede l’inizio a una nuova tappa nei rapporti fra la Russia e l’Oriente ortodosso. Dal secondo quarto del XIX secolo l’impero russo entrò nella competizione delle grandi potenze (soprattutto della Francia e della Gran Bretagna) per il dominio nel Medio Oriente (“Problema dell’Oriente”). Nel 1840 fu istituito il Consolato russo a Beirut, e nel 1847 — la Missione spirituale russa a Gerusalemme. Il rettore della Missione archimandrita Porfirij scrisse tanti rapporti e note, che costituirono la base della politica ecclesiastica russa in Siria per molti decenni. Una delle sue tesi principali era la necessità di sostenere la popolazione ortodossa araba del Patriarcato d’Antiochia e darle pari opportunità con i greci.

Dopo la guerra di Crimea (1853-1856), il sostegno degli arabi ortodossi diventò la direzione principale della politica russa in Siria e fu considerata come unico modo di conservarvi l’Ortodossia. I diplomatici russi dovettero difendere gli arabi nell’aggravato conflitto arabo-greco. Per molti anni, con il sostegno della diplomazia russa, durò la lotta per sostituire i greci sulle cattedre episcopali con i nativi locali. La Russia combinò il tradizionale aiuto materiale ai monasteri, chiese e scuole del Patriarcato d’Antiochia con i metodi diplomatici. Finalmente, durante le elezioni di un nuovo Patriarca nel 1899, con un’assistenza notevole del console russo a Damasco A. P. Beljaev, alla sede patriarcale fu eletto un arabo – il vescovo Melezio Dumani di Laodicea. Gli successe Gregorio IV (Haddad) (1906-1928).

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Gli anni del suo patriarcato diventarono il periodo del rafforzamento maggiore della collaborazione della Russia con il Patriarcato d’Antiochia. Il futuro Patriarca Gregorio nacque nel villaggio Abeye in una povera famiglia contadina. Prima studiò nella scuola locale della missione americana, poi, dal 1859, nella scuola teologica a Beirut sotto la protezione del metropolita Gabriele di Beirut. Per tutta la vita il Patriarca Gregorio si istruiva. Dal 1879, come ierodiacono, Gregorio partecipò attivamente al servizio della diocesi di Beirut, fece il presidente della società “Apostolo Paolo”, scrisse articoli per il giornale educativo “Il dono”. Nel 1890 fu eletto alla cattedra vedova di Tripoli, la quale poi guidò per 15 anni. Il giovane metropolita prendeva cura dell’istruzione dei suoi fedeli, faceva beneficenza e così guadagnò la fiducia della popolazione.

Come il suo predecessore Melezio, Gregorio a lungo non veniva riconosciuto dai primati greci d’Oriente. Solo nel 1909, dopo la rivoluzione dei giovani turchi, l’ambasciatore russo a Costantinopoli N. V. Ciarykov riuscì ad ottenere il suo riconoscimento da parte del Patriarca Gioacchino III di Costantinopoli. La collaborazione del Patriarca Gregorio con la Russia cominciò molto prima della sua intronizzazione: negli anni 1890, da metropolita di Tripoli, egli diede la sua benedizione alla Società palestinese per aprire scuole nella sua diocesi. La Società ortodossa palestinese imperiale (IPPO) fu istituita nel 1882. Fra i suoi obiettivi principali c’era l’organizzazione delle scuole parrocchiali in villaggi arabi. Nel periodo dal 1895 al 1910 l’IPPO aprì 77 scuole per 10 000 alunni: 27 in Siria del Nord, 45 in Siria del Sud e 5 a Beirut. Il mantenimento di queste scuole richiedeva grosse spese (solo nei 1891-1892 esso costò 26.300 rubli). Queste scuole ebbero un ruolo importante nella preservazione della cultura ortodossa araba, nell’educazione del popolo e nel contempo rafforzarono l’autorevolezza della Russia ortodossa nel Medio Oriente. I Patriarchi e i vescovi della Chiesa d’Antiochia concedevano volentieri alcune scuole alla Società palestinese e le davano il permesso a fondare delle nuove.

Dall’inizio del ХХ secolo la Chiesa antiochena riceveva un generoso finanziamento dalla Russia – da 20 a 40 000 rubli per anno. Ciò permise al Patriarca Gregorio di realizzare i suoi progetti d’educazione del popolo. Fu riaperto il seminario a Balamand, che il Patriarca voleva trasformare in un’accademia teologica; i migiori laureati del seminario continuarono il loro studio nelle accademie teologiche russe e nella scuola teologica all’isola di Halki. Gregorio IV fondò anche una tipografia e alcune scuole elementari, sotto la sua tutela veniva pubblicata la rivista spirituale “Al-Niman” (“Grazia”). Nel 1907 il Patriarca si rivolse a Nicola II con la richiesta di aumentare il sussidio e ricevette in dono 30 000 rubli; dal 1908 questa somma veniva pagata annualmente. Nel periodo 1908-1914 la Chiesa d’Antiochia esisteva praticamente grazie alle offerte della Russia. Ciononostante, il debito del Patriarca già nei primi due anni fu 30 000 rubli. Il suo tentativo di ottenere l’aumento del sussidio fino a 80 000 rubli fallì. Nel 1912 il Patriarca Gregorio IV stipulò un contratto con il monaco atonita russo Ghennadij sull’affitto del monastero di sant’Elia Shuaweir nei Monti Libanesi per un periodo indeterminato. Il Patriarca riservò il diritto di vivere nel monastero, quando voleva, e riceveva per l’affitto 200 franchi nei primi tre anni, 250 franchi nei tre anni successivi e 400 franchi in seguito. Probabilmente, l’affitto si fermò durante la Prima guerra mondiale.

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Il sostegno da parte del governo russo svolse un ruolo favorevole nella conversione di una parte degli uniati e delle comunità non calcedonesi del Medio Oriente all’Ortodossia. Questo processo cominciò ancora nella metà del XIX secolo. Particolarmente famosa è l’unione di alcune migliaia di nestoriani della Turchia Orientale alla Chiesa ortodossa russa nel 1898. Questo evento spinse delle piccole comunità della Mesopotamia e della Siria a rivolgersi al Santo Sinodo russo con richieste analoghe. La loro adesione alla Chiesa russa fu impossibile sia per le ragioni politiche che per quelle canoniche; però i diplomati russi fornirono tutta l’assistenza possibile per la loro unione con il Patriarcato d’Antiochia. Nei primi anni del ХХ secolo il vescovo siriaco non calcedonese Boutros (Pietro) di Homs (Emessa) si rivolse prima al Patriarca Melezio e dopo la sua morte nel 1906 al Patriarca Gregorio IV con la richiesta di essere ammesso nella Chiesa ortodossa antiochena. Tutte le sue azioni il vescovo Pietro le coordinava con il console russo. Il 14 luglio 1910 si svolse l’ammissione del vescovo Pietro con il titolo di vescovo di Sadad; il rito e i costumi della sua comunità rimanevano gli stessi. Il vescovo Atanasio di Homs (Emessa) cui d’allora si sottomise la comunità non esitò di chiedere al governo russo una somma annuale di 5000 rubli per sostenere i cristiani appena ammessi e il loro vescovo. Il Santo Sinodo russo deliberò impossibile soddisfare la richiesta; invece, fu assegnata una tantum di 1000 rubli. Tuttavia, la Chiesa russa nel dicembre dello stesso anno continuò a finanziare le scuole della diocesi di Homs con 700 rubli annuali ancora per tre anni, cioé dal 1910 al 1912.

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Dai primi anni del suo patriarcato Gregorio IV cercò la possibilità di visitare la Russia e di essere presentato all’imperatore. Per rafforzare i rapporti con la Russia il Patriarca suggerì di fondare un museo delle “antichità antiochene” a San Pietroburgo e di portarci gli oggetti più preziosi della sua diocesi. Oltre ad un gesto di gratitudine verso l’imperatore russo, questa proposta avrebbe impedito l’asportazione degli oggetti d’arte in Europa Occidentale, il loro danneggiamento e la depredazione e, allo stesso tempo, avrebbe garantito la loro preservazione dentro i confini della “casa ortodossa” (dello spazio unito del mondo ortodosso. L’unità dell’Ortodossia è una delle ideee principali del Patriarca Gregorio). Si pensava di discutere l’idea del museo antiocheno al Congresso archeologico al Cairo (28 marzo – 3 aprile 1909). Dopo il Congresso l’arabista I. Ju. Krachkovskij visitò la Siria, vi lavorò nelle biblioteche monastiche per alcuni mesi e fece una lista dei manoscritti più preziosi, fra cui le opere dell’archidiacono Paolo d’Aleppo, autore della descrizione del viaggio del Patriarca Macario in Russia. I colleghi di Krachkovskij archeologi B. V. Farmakovskij e E. M. Pridik (un custode dell’Ermitage imperiale) studiarono i monumenti archeologici. Durante l’incontro di tre ore con gli ospiti il Patriarca Gregorio suggerì di trasportare i manoscritti e gli oggetti antichi più preziosi in Russia, dove sarebbero conservati meglio; oltre all’interesse scientifico, i manoscritti e i documenti sfuggiti alla distruzione avrebbero permesso di verificare i diritti di proprietà dei monasteri e chiese ortodossi della Siria. Alla fine, a San Pietroburgo vi fu inviato un cassetto con i regali all’imperatore russo (52 oggetti di vetro antico; una figurina cipriota di maiolica dipinta; lampade di argilla). La maggior parte di essi finora sono custoditi nell’Ermitage statale. In definitiva, l’idea della fondazione di un museo delle antichità antiochene fu respinta per evitare conflitti con il governo turco, il quale proibiva assolutamente l’asportazione degli oggetti archeologici.

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Finalmente, il Patriarca Gregorio IV ebbe la possibilità di visitare la Russia nel 1913, quando ci arrivò con un seguito di clero e laici per la celebrazione del 300° anniversario della casa Romanov. Gli fecero un’accoglienza solenne a San Pietroburgo; egli partecipò alle celebrazioni e ai ricevimenti. Il Patriarca ebbe l’onore di essere varie volte ricevuto da Nicola II, con il quale discusse le questioni dei contatti più stretti con le Chiese d’Oriente, della restaurazione del patriarcato e delle riforme ecclesiastiche in Russia. Al primo incontro il 21 febbraio 1913 Gregorio IV consegnò all’imperatore un antico codice della Bibbia, una parte delle reliquie di san Giovanni Battista, una particella della Santa Croce e una sindone di seta. Questi oggetti erano considerati di proprietà privata della famiglia dello zar e si custodivano nel Palazzo Aleksandrovskij a Tsarskoe Selo, invece la sindone si trovava nella cripta di san Serafino di Sarov nella cittadina Federovskij. La particella della Santa Croce è stata identificata con il trittico di Saidnaya con piastre di smalto cloisonné, il quale era già prima conosciuto dai bizantinisti russi. F. I. Uspenskij e N. P. Kondakov lo videro nel monastero a Saidnaya e lo datarono dei X-XI secoli. Dal 1956 l’ogetto prezioso con la reliquia è custodito nell’Ermitage statale. La sindone datata il 1712, ricamata con i fili di seta, d’oro e d’argento sul raso color rosso-cremisi, prima era custodita nel monastero di Balamand. Nel 1934 anche essa fu trasferita all’Ermitage. Il codice della Bibbia adesso si trova all’Istituto dei manoscritti orientali dell’Accademia di scienze russa a San Pietroburgo.

I manoscritti antichi costituivano un ogetto di cura speciale di Gregorio IV; egli li collezionava, quando era ancora metropolita di Tripoli, ma particolarmente, quando diventò Patriarca. Durante l’ultima udienza dalla coppia imperiale il 5 marzo 1913 Gregorio IV regalò a tutti i membri della famiglia dello zar dei prodotti arabi fatti a mano ed anche 41 o 42 manoscritti medievali arabi, i quali furono collocati nella biblioteca del Palazzo d’inverno. È curioso che I. Ju. Krachkovskij, che cercava di vedere la collezione dei manoscritti durante la sua visita a Damasco nel 1909, non ebbe avuto il permesso: probabilmente, il Patriarca voleva essere discreto, perché il trasferimento della collezione in Russia sarebbe stato organizzato all’insaputa delle autorità turche. Krachkovskij fece la descrizione della collezione nel 1914 ormai a San Pietroburgo, sottolineando l’unicità della raccolta dei manoscritti arabo-cristiani, che comprende i libri della Sacra Scrittura, dei trattati storici e teologici. L’ultimo regalo del Patriarca a Nicola II arrivò in Russia ormai dopo la partenza di Gregorio IV dalla Russia – i due bassorilievi da Palmira: le stelle con immagini di un uomo e una donna.

Incoraggiato dall’accoglienza in Russia, Gregorio IV dopo il suo ritorno si è rivolto al governo russo con la richiesta di aumentare il sussidio. Il 4 gennaio 1914 l’ober-procuratore del Santo Sinodo informò dell’assegnazione di una somma aggiuntiva di 30 000 rubli al Patriarcato d’Antiochia; si discuteva anche un credito di 50 000 rubli. La Prima guerra mondiale pose fine a questi progetti.

In generale, la collaborazione politico-spirituale del Patriarca Gregorio IV con la Russia era reciprocamente utile. La Chiesa ortodossa in Siria riceveva un generoso sostegno materiale e diplomatico da parte dell’Impero russo, il che permise di realizzare una serie di progetti culturali ed educativi e di provvedere una difesa efficace contro il proselitismo cattolico e protestante. L’aiuto fatto all’Ortodossia nel Patriarcato d’Antiochia non era vano. Per la Russia, la Siria diventò la regione in cui riuscì ad ottenere il più vasto appoggio della popolazione locale ortodossa e così fornire una base per l’opposizione ai concorrenti politici. La rivoluzione d’ottobre del 1917 cambiò cardinalmente il carattere della politica estera della Russia: lo stato sovietico rinunciò completamente all’Ortodossia come base della politica in Oriente. Ciononostante, la gratitudine e la simpatia degli arabi ortodossi verso il paese del nord sono rimaste invariate.

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Lora Gerd
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