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Sei mio fratello o no?

Sei mio fratello o no?

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Nel corso del 700’ – 800’ in molti paesi ortodossi la Chiesa si ‘ è trovata subordinata allo Stato, che cercava di inserirla nell'apparato burocratico. I parroci erano costretti a svolgere le funzioni di funzionari: effettuare la registrazione delle nascite e dei matrimoni, aiutare nel censimento della popolazione e nelle elezioni. Inoltre, le terre e la proprietà delle chiese venivano spesso confiscati, mentre i monasteri venivano chiusi.

Il fenomeno chiamato "secolarizzazione" colpì anche i popoli ortodossi dei Balcani: i greci, i serbi, i rumeni, i bulgari. Le politiche del governo incatenarono le mani della Chiesa e limitarono gravemente la portata del servizio missionario. Uno dei vescovi greci non ha lesinato le parole, descrivendo la situazione dell’epoca: "La Chiesa si contorce di dolore sotto il tallone dello Stato ... e anche per starnutire deve chiedere il permesso al ministro!" Non è forse simile a quello che sta accadendo oggi in diversi paesi ?!

 L'attività pastorale della Chiesa durante questo periodo praticamente cessò, sebbene se ne aveva particolarmente bisogno: la società stava subendo l'impatto delle ultime tendenze filosofiche e si affermava atea. La risposta a queste sfide fu la creazione di confraternite ortodosse - un fenomeno unico nella storia della Chiesa ortodossa. I cristiani dei Balcani si sono organizzati in potenti organizzazioni pubbliche, che per diversi decenni hanno influenzato non solo la Chiesa, ma anche gli affari statali. Le confraternite ortodosse ottennero il potere più alto in Serbia e in Grecia. Anche adesso, sebbene sotto nomi diversi, continuano a "fare" la storia dei loro paesi.

"Zoi" e altre

I pionieri del rinnovamento religioso greco furono i “teologi popolari” - predicatori itineranti (laici e monaci), i quali radunavano la gente nelle piazze e parlavano loro di Dio e della Chiesa. Furono i teologi popolari a creare le prime confraternite greco-ortodosse.

Illustration_2.jpgLa più grande di queste è stata la "Confraternita di teologi “Zoí" ("Vita"), fondata nel 1907 dal sacerdote Eusebius Mathopoulos (1849-1929). Il periodo di massimo splendore di “Zoi” arrivò quando vi lavorò l'archimandrita Seraphim Papakostas, che guidò l'organizzazione nel 1927-1954. In questo periodo viene pubblicato settimanalmente il quotidiano ufficiale "Zoi" con una tiratura di 165 mila copie. "Zoi" si distingueva per una disciplina veramente "tedesca", che permetteva all'organizzazione di stabilire i suoi rami in quasi tutte le città e paesi greci.

Copiate da simili istituzioni educative in Inghilterra e in Francia, le "scuole di catechismo" greche non furono l'invenzione di "Zoi", però proprio alla "comunità di teologi" va attribuito il merito dell'attuazione più ambiziosa di questa idea. Avendo iniziato con sette scuole nel 1926, nel 1958 “Zoi” aveva a sua disposizione 2.216 scuole con 147.740 studenti in Grecia e 139 scuole con 7.747 studenti a Cipro.

Fu creata anche un’ "Unione dei genitori", una "Società di madri cristiane", associazioni di studenti, scienziati, casalinghe e altre organizzazioni simili. Tutti loro pubblicavano periodici e libri in grandi tirature. Una rete di tipografie, biblioteche e librerie economiche si diffuse in tutta la Grecia. Così, "Zoi" intraprese immediatamente il percorso verso un ampio lavoro tra diversi segmenti della popolazione, concentrandosi principalmente sull'attività sociale, l'apertura al mondo, la vicinanza deliberata a persone con stili di vita, valori e bisogni diversi.

Illustration_3.jpg  “Zoi” mandava predicatori nelle fabbriche e negli stabilimenti e stampò letteratura educativa speciale per i lavoratori. Predicando Cristo, i membri dell'organizzazione visitavano le case e gli appartamenti. “Zoi” non suggeriva alcuna innovazione dogmatica o canonica; tuttavia, alcuni aspetti della tradizione ortodossa sono stati rivisti dall'organizzazione.

 Ciò si manifestò nella massima misura in relazione al monachesimo. L'ufficio di “Zoi” si trovava nel centro di Atene, e i suoi piani superiori ospitavano appartamenti di monaci di "tipo moderno": quelli osservavano tutti e tre i voti monastici (povertà, castità e obbedienza), ma non indossavano abiti monastici. La vita di un monaco dal punto di vista dell'organizzazione doveva diventare missionaria. La preghiera era vista come una forma insufficiente del servizio del monaco nel mondo, per cui veniva dichiarata la necessità di una missione pratica e di un contributo materiale all'umanità.

Un altro pilastro del programma “Zoi” fu la riforma liturgica, che prevedeva una serie di innovazioni. Per "Zoi", l’omelia diventa effettivamente il centro del servizio divino e la preghiera passa in secondo piano. Inoltre, è stata affermata la necessità di sedere durante i servizi divini per motivi di concentrazione ed è stata suggerita una lettura ad alta voce delle "preghiere segrete" da parte del sacerdote.

Illustration_4.jpgIl comportamento morale fu messo in prima linea nella confraternita "Zoi". I membri dell'organizzazione dovettero servire sempre da esempio di personalità altamente morali e rispettabili, il che si manifestava principalmente nel loro aspetto: un codice di abbigliamento rigoroso,  controllo dei gesti, l'andatura e il modo di parlare.

A seguito di disaccordi interni, 45 dei 135 membri della confraternita lasciarono “Zoi” e dopo un po’ di tempo formarono la società  “Sotir” ("Salvatore"). Entro la fine degli anni '50. in Grecia c'erano già dozzine di tali confraternite ("Unioni cristiane ortodosse", "Espiazione", "Tre santi", ecc.). Nonostante alcune differenze nella loro ideologia e struttura, più o meno riducibile al tradizionalismo o al radicalismo, nel complesso erano tutte costruite sulla stessa base.

Confraternite non ecclesiastiche: un vicolo cieco o una strada verso il rinnovamento?

Le confraternite greco-ortodosse furono spesso chiamate "organizzazioni non ecclesiastiche". I loro creatori erano guidati dalle migliori intenzioni e volevano "rinnovare l'Ortodossia e purificare la Chiesa". Perché, nonostante ciò, gli oppositori insistevano sul loro carattere extra-ecclesiastico? Responsabili di questo, almeno parzialmente, furono i rappresentanti delle confraternite stesse. Quelle società esistevano sulla base di associazioni laiche registrate dallo Stato, il che era abbastanza logico, visto che i membri delle confraternite intendevano preservare l’autonomia dai vescovi e dal clero parrocchiale. Successivamente però l’autonomia si è trasformata nella suddivisione del clero e dei laici in “sostenitori” e “oppositori”, quando l'appartenenza alla confraternita di un particolare sacerdote era percepita come criterio della sua “progressività”.

Nella retorica dell'organizzazione, il pathos della “trasformazione” della Chiesa, del sistema educativo, della cultura e anche della sfera politica occupavano un posto significativo. Pertanto, la composizione di opere polemiche era considerata il genere più conveniente per questi scopi. La maggior parte delle opere originali dei teologi di "Zoi" erano appunto opere polemiche contro qualcosa o qualcuno: massoni, ecumenismo, eresie, pregiudizi e persino contro i Giochi Olimpici. I membri delle confraternite divennero ardenti oppositori del comunismo, che era visto come una minaccia morale.

Illustration_5.jpgL'ideologizzazione del movimento ha contribuito al suo avanzamento in prima linea nella politica greca, dopodiché avvenne però il crollo dell'organizzazione. Dopo il 1967 alcuni membri di "Zoi" entrarono nella gerarchia della Chiesa di Grecia: Ieronymos (Kotsonis), che per molti anni fu il suo leader, divenne arcivescovo di Atene, mentre altri importanti rappresentanti dell'organizzazione divennero vescovi. Così ebbe inizio l'attuazione del programma di riforma, ispirato allo spirito e agli ideali della "confraternita di teologi". Insieme al governo (la dittatura dei "colonnelli neri"), l’episcopato portò avanti un programma completo mirato a migliorare il "clima morale" della Grecia e a formare un tipo speciale di cittadino - un "greco cristiano" (un esempio caratteristico che dice molto sullo spirito delle misure adottate erano le tesserine speciali che confermavano la "salute spirituale e fisica" degli studenti delle scuole greche).

La popolarità delle confraternite tra la gente conferma il fatto che nel corso di tutto il XX secolo l'Ortodossia è rimasta la base della visione del mondo per la maggior parte dei greci. Nonostante alcuni momenti controversi nell'ideologia e nella pratica del movimento, la confraternita “Zoi” è sempre rimasta una comunità di massimalisti premurosi che si sono sforzati di rendere l'Ortodossia accessibile a tutti. L' attività missionaria di “Zoi” ha contribuito alla nascita di una nuova generazione di persone interessate alla vita della Chiesa.

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Disillusi dagli ideali delle organizzazioni non ecclesiastiche, i giovani hanno fatto rifiorire il monachesimo greco. I membri di "Zoi" Vasilios Gondikakis e Gregorios Hadziemmanuil, avendo lasciato l'organizzazione nel 1966, si recarono sul Monte Athos, dove hanno contribuito alla rinascita dei monasteri di Stavronikita e Iviron. Molti ex membri delle “comunità non ecclesiastiche” divennero monaci sotto la guida degli Archimandriti Emilianos (Vafidis) e Gheorghios (Kapsanis), che resuscitarono i monasteri dell'Athos di Simonopetra e Osiou Grigoriou, prima abbandonati.

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“La rinascita contadina”

All'inizio del ventesimo secolo, in Serbia si iniziò a notare la presenza di un gruppo di persone, chiaramente distinto per la loro religiosità. Si trattava principalmente di contadini ordinari che predicavano il Vangelo e si distinguevano per una vita di purità. Non mancavano alle funzioni, si confessavano regolarmente e ricevevano la comunione, amavano visitare i luoghi santi e spesso eseguivano processioni religiose.

La gente cominciò a chiamare queste persone "pellegrini", "pii" o "evangelisti".

 Gli inizi del movimento di pellegrinaggio risalgono alla seconda metà del XIX secolo; inizialmente il movimento non comprendeva tutta la Serbia. Diversi gruppi di pellegrini emersero spontaneamente in diverse regioni del Paese, non comunicando tra loro e non coordinando le loro attività.

Illustration_8.jpgSan Nikolai (Velimirovich), un eccezionale missionario e scrittore, contribuì al consolidamento di quei gruppi disparati in un'unica organizzazione: “L'Associazione cristiana popolare ortodossa” (fondata nel 1920). Grazie a lui ebbe luogo una svolta nell'atteggiamento di vescovi e sacerdoti nei confronti delle confraternite di pellegrini.

“Cercate di capire i pellegrini. Astenetevi dal condannarli: lapidandoli potete inavvertitamente colpire con una pietra il Cristo. Non respingeteli e non vi respingeranno ”, scrisse il  Santo.

I contemporanei potevano osservare la principale caratteristica distintiva del movimento di pellegrinaggio – il suo carattere ecclesiale: i suoi membri non intendevano creare una setta separata. Un famoso scrittore spirituale serbo San Justin Popovic scrisse: “Questo movimento rappresenta l'ascetismo tra le masse. Per i veri pellegrini, tutto si riduce all'ascetismo personale, in particolare alla preghiera e al digiuno. E in questo, proprio in questo, sono particolarmente fedeli al Cristo, e rimangono specificamente ortodossi ... ".

Illustration_9.jpgConosciamo lo stile di vita dei pellegrini grazie alle numerose testimonianze di contemporanei, pubblicate nei periodici. Ai fedeli "piace anche soltanto stare in chiesa – non lo percepiscono mai come qualcosa di lungo, ma invece come qualcosa di piacevole". "Quando parlano tra di loro, sembra che stiano parlando nella sacra lingua angelica, perché parlano solo di argomenti sacri, riferendosi agli argomenti terreni solo quando è necessario". “La loro vita familiare porta il marchio della santità. Imprecazioni o maledizioni non escono mai dalle loro labbra ". "I pellegrini sono la parte più educata del popolo ... Per amore delle Sacre Scritture, tutti praticamente indipendentemente hanno imparato a leggerlo accuratamente e bene."

 I pellegrini erano sorprendentemente diversi dagli altri strati della popolazione non solo nel loro modo di vivere, ma anche nel loro aspetto. Ad esempio, un missionario pellegrino viene spesso descritto come un vecchio in abiti popolari con una lunga barba e capelli che viaggia a piedi scalzi.

I pellegrini indossavano croci pettorali e le donne si mettevano anche il velo, il che non era tipico nella società serba dopo i cinquecento anni del giogo ottomano.

 Con la creazione nel 1920 dell'organizzazione ufficiale dei pellegrini, divenne più facile identificarli, poiché da quel momento non tutti potevano essere chiamati pellegrini, ma solo membri dell'Unione popolare cristiana ortodossa.

 Ogni membro dell'associazione era dotato di chiare responsabilità che riflettevano l'aspirazione dell’ intera comunità all'austerità e alla preghiera. L’associazione si componeva di persone provenienti da vari strati della società serba, però generalmente vi si iscrivevano i contadini.

 Si svolgevano regolarmente anche le riunioni dell’organizzazione. Questi incontri si tenevano, di regola, ogni anno e venivano visti come eventi speciali di preghiera,  durante i quali venivano adottate le decisioni sul futuro della confraternita.

Oltre all’attività editoriale e all’apertura di sale di lettura, l'organizzazione era impegnata in un attivo lavoro missionario. Ciò portò alla crescita di confraternite organizzate in tutta la Serbia.

Come le confraternite greche, quelle serbe erano molto spesso coinvolte in opere di beneficenza. Organizzavano dei fondi missionari per i poveri, i malati, gli orfani e le vedove. Fondavano dei corsi formativi per apicoltori e tessitori. I fedeli si prendevano cura dei malati e visitavano i prigionieri.

È interessante che i pellegrini seguivano attivamente le attività delle confraternite greco-ortodosse, considerando i fratelli greci i loro compagni di idee.

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Il 28 e 29 agosto 1933 nel monastero di Kovil si tenne una riunione dei pellegrini. Vi erano presenti i vescovi e il Primate della Chiesa serba, il Patriarca Barnaba. Questa riunione divenne la più grande nella storia del movimento: più di 5000 persone da tutto il paese si riunirono nel monastero nel giorno stabilito. Il Rapporto dell'Unione popolare cristiana ortodossa, che fu esaminato ala riunione, parla della fiducia dei suoi autori nel successo del  proseguimento del lavoro del movimento: “Le chiese si riempiono ogni domenica e nei giorni festivi sempre di più. Da tutto ciò si conclude che la crescita della pietà grazie alla nostra società riguarda tutto il paese".

 Nel 1939, circa 450 confraternite da tutta la Serbia furono registrate presso la sede dell'Unione popolare cristiana ortodossa, mentre e la tiratura del principale periodico dei pellegrini, la rivista “Misionario”, raggiunse 150.000 copie. Il numero dei pellegrini superò i 200.000. Un numero sempre crescente di sacerdoti iniziò a partecipare alle attività delle confraternite e ad assumersene la guida.

Sfortunatamente, lo scoppio della seconda guerra mondiale non permise al movimento di sviluppare e consolidare il successo che aveva ottenuto all'inizio degli anni '40. Parte della ragione di ciò era la posizione di alcuni fedeli che intrapresero un'attività politica attiva e sostenevano le forze radicali anticomuniste.

Nella Jugoslavia del dopoguerra, nessun movimento religioso  poteva continuare ad essere attivo. Le autorità atee non consentivano le attività missionarie dei rappresentanti della Chiesa. Tuttavia, sono state proprio le confraternite di pellegrinaggio a diventare il "lievito spirituale" che ha permesso alla Chiesa serba di sopravvivere nel corso dei lunghi anni di restrizioni statali e di repressione. Nei primi anni del dopoguerra, tutti i candidati ai seminari teologici serbi venivano da famiglie di membri di questo movimento. Lo stesso si può dire a proposito dei novizi nei monasteri, soprattutto delle giovani monache.

 Dopo la seconda guerra mondiale, esistevano ancora diverse confraternite di pellegrini, ma a causa delle restrizioni statali, la loro attività non poteva essere paragonata all'attività del movimento prebellico. L'unica cosa che è rimasta immutata era la pietà personale della gente, che è diventata la fonte di nutrizione spirituale per la Chiesa serba dopo la guerra.

***

Come i membri delle confraternite greche, anche i pellegrini erano caratterizzati dal massimalismo religioso, un forte desiderio di adempiere l'intera Legge di Dio.

Le confraternite greche e serbe predicavano Cristo oralmente e per iscritto. Andavano nelle città e nei paesi, pubblicavano letteratura, aprivano corsi missionari, scuole domenicali e sale di lettura.

 I loro membri svolgevano molte attività di beneficenza, erano impegnati nel fornire assistenza su larga scala - ai prigionieri, agli anziani e agli orfani.

La situazione di oggi

Le confraternite ortodosse esistono ancora in Grecia e gli eredi del movimento di pellegrinaggio continuano ad operare in Serbia. Ma la loro fama e influenza non possono essere paragonate a quelle dei loro potenti predecessori.

Tuttavia, negli ultimi anni, le confraternite ortodosse intorno alla Chiesa serba hanno iniziato a rafforzare le loro posizioni. Ciò è in gran parte dovuto alla forte pressione politica sulla Chiesa ortodossa, in particolare nel contesto della situazione in Kosovo e per quanto riguarda i recenti avvenimenti in Montenegro.

 Anche in Russia all’epoca si diffuse il fenomeno delle confraternite ortodosse. Ma non ottennero un’influenza simile a quella degli analoghi balcani (in gran parte a causa della rivoluzione del 1917). In termini di influenza e di diffusione, le confraternite russe del XIX secolo non possono essere messe alla pari con quelle balcaniche.

 

Autore
Atanasio Zoitakis
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